Giovanna Grassi
Raoul Bova: Io e Stallone rivali soltanto sul set fra Palermo e New York
Oggi, con Meryl Streep, Raoul Bova sarà al Festival di Giffoni per incontrare i ragazzi della giuria e del pubblico. Parlerà loro della sua carriera, delle sue scelte d’attore, della fiction-kolossal sulla vita di San Francesco d’Assisi, che lo porterà sui nostri teleschermi (a Mediaset) all’inizio della prossima stagione; ma soprattutto del film che ha presentato ieri a Roma, «Avenging Angelo» diretto da Martyn Burke, interpretato con Sylvester Stallone, Madeleine Stowe e Anthony Quinn, poco prima della morte dell’attore, e girato in parte in Sicilia. «Con Sly - racconta l’attore - abbiamo girato fra Palermo e New York, diventando rivali, ma soltanto sul set, per la protagonista, che si chiama Jennifer e si sente rivelare dalla sua guardia del corpo, Stallone, la sua vera identità di figlia di un boss siciliano e non di ragazza bene di Long Island. No, non penso di lasciare la mia carriera italiana ed europea per Hollywood, ma ogni volta in cui mi chiamano faccio un provino e, ormai, sono spesso di casa a Los Angeles, dove ho conosciuto Sly fin dai tempi del mio spot con Madonna, o a New York. Io trovo vitale il nostro cinema, apprezzo molti registi, a cominciare da Gianni Amelio e Gabriele Salvatores, con i quali vorrei lavorare. «In "Avenging Angelo" - prosegue Bova - ho recitato a Palermo, dove Jennifer-Madeline Stowe, un’ottima attrice americana, che lavora in Usa con gli attori più noti, e presto la si vedrà con Mel Gibson in "We were soldiers", cerca la verità sull’uomo che le viene svelato come suo padre, il boss della mafia Angelo-Anthony Quinn. Io mi trovo al centro del legame tra la guardia del corpo della giovane donna, ossia Stallone, che l’ha sempre amata, e la ragazza, che deve difendersi dalla mafia, della quale il mio "cattivo" fa parte». E che cosa pensa di raccontare ai ragazzi di Giffoni, che certo le chiederanno se ha nostalgia dei tempi in cui era un campione nei 100 metri stile dorso? «Sono molto curioso di sentire le loro domande e di ascoltare da loro che cosa prediligono, che cosa vorrebbero vedere e che cosa si aspettano da me».
20 luglio 2002
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Aldo Fittante
Uno Stallone rifatto che non ha più la grinta e la forza di un tempo. Dedicato ad Anthony Quinn
Sylvester Stallone o del dopo Rocky. E Rambo. Malgrado i miracoli della chirurgia plastica (in entrambi i sensi), il ragazzo non ha più la grinta e la forza di un tempo. Da qualche anno vaga come una stella dell’orsa nelle vicinanze di quell’Hollywood che, nella metà degli anni ‘70, gli regalò fortuna, fama e gloria. La speranza è di rintracciare in qualche anfratto un nuovo personaggio per garantirsi una dorata vecchiaia. Ma, per ora, i risultati sono modesti. Ingessato come la statua di Rocky che si staglia a Philadelphia, il buon Sly con “Avenging Angelo” tenta la carta già giocata con Landis in “Oscar”: buttarla sul comico. La commediola, francamente insulsa, si getta senza pudore nel filone alla moda della “mafia per ridere” (alla “Soprano”), ma ciò che rimane sono solo gli ultimi momenti di Anthony Quinn, scomparso poco dopo la fine delle riprese (e a cui il film è dedicato) e qualche scorcio di Sicilia (come il bellissimo porticciolo di Castellammare del Golfo).
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